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Accessibilità, una sfida e una risorsa per il presente

Franco Lisi (Istituto dei Ciechi di Milano) e Sabato De Rosa (consigliere INVAT) ci raccontano nuove opportunità e nuove barriere che provengono dalla tecnologia

Franco Lisi, direttore scientifico della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano ETS, nel suo ufficio, mentre lavora con tecnologie digitali assistive
Accessibilità, una sfida e una risorsa per il presente
19 Maggio 2026

“Per molti ciechi o ipovedenti togliere la tecnologia è come levare l’aria per respirare. Il digitale è sempre più determinante per l’inclusione sociale. 
L’obiettivo della progettazione universale dei dispositivi, delle piattaforme internet, dei servizi digitali è fondamentale per i diritti di un’ampia fetta della popolazione. 
La cittadinanza ha un’articolazione ormai imprescindibile nel digitale e quindi difendere l’accessibilità per tutti significa difendere i diritti, l’autonomia e la libertà degli individui”. Franco Lisi, direttore scientifico della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano ETS collega senza incertezze la tecnologia ai diritti, alle opportunità, ma anche alle nuove barriere che possono nascere.

Display Braille per non vedenti

“Non è tutto oro quello che luccica – aggiunge – Dietro alcune dichiarazione di conformità o di apertura alla progettazione inclusiva possono nascondersi delle insidie. Accessibilità e usabilità possono andare in parallelo, ma non è automatico, bisogna pianificarlo. 
Oggi la tecnologia è progettata per fornire immagini dalla fruizione istantanea. Per ciechi e ipovedenti le informazioni sul web devono essere invece trasformate in sequenze, le gerarchie devono essere evidenziate, basta un dettaglio per tradire o rendere incomprensibile un messaggio. Molto è cambiato, ma le sfide sono ancora imponenti”.


I numeri nazionali impressionano. Secondo l’Istat, nel 2023 c’erano in Italia più di 2,9 milioni di persone con limitazioni gravi nelle attività abituali, circa 1,8 milioni erano anziani e questo conferma che la domanda di accessibilità è molto ampia e variegata. L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti conta circa 39 mila soci. Anche chi si frattura un braccio o subisce un intervento di cataratta, per esempio, può avere esigenze specifiche. Cosa ne pensate?
 

 

“La user experience deve tenere conto di tutte le possibili esigenze - spiega Sabato De Rosa, direttore generale di INVAT (Istituto Nazionale Valutazione di Ausili e Tecnologie) e consulente di tiflotecnica dell’Istituto Ciechi Francesco Cavazza - Per fortuna il quadro normativo si è evoluto nel tempo e dagli obblighi meramente pubblici si è allargato a prescrizioni sempre più stringenti per i privati.

Al primo impianto della Legge Stanca del 2004, si sono aggiunte le previsioni della Direttiva (UE) 2016/2102 (la "Web Accessibility Directive" - WAD) e l’articolo 29 della legge 120/2020 ha poi esteso alle realtà private le previsioni in materia di accessibilità. In questo contesto ha un peso rilevante anche la legge 67/2006 che introduce il concetto di discriminazione nel caso in cui non si concedano uguali opportunità a 360 gradi alle persone più fragili; legge che ovviamente si applica anche in caso di contenziosi afferenti alle piattaforme digitali. Va soprattutto segnalata, però, la Direttiva UE 2019/882, nota come European Accessibility Act, EAA, che dallo scorso giugno 2025 rende obbligatori per nuovi soggetti le WCAG 2.1 (Web Content Accessibility Guidelines)”.

Facciata principale dell’Istituto dei Ciechi di Milano, in via Vivaio 7 a Milano).
Istituto dei Ciechi di Milano, in via Vivaio 7 a Milano

 


Di cosa si tratta?

“Le WCAG 2.1 – spiega De Rosa - sono linee guida per la creazione di piattaforme digitali inclusive (comprese le app per smartphone).
Dallo scorso giugno sono obbligatorie per le società dell’e-commerce, le banche, le assicurazioni, le società di trasporto passeggeri o di servizi di telecomunicazione con più di 10 dipendenti e oltre 2 milioni di euro di fatturato. 
Impongono, per esempio, che un sito internet sia navigabile con tastiera in tutte le sue parti (un requisito indispensabile), che le immagini siano sempre accompagnate da una descrizione, che tutti i contenuti ipertestuali siano accessibili”.

Anche l’applicazione meccanica di queste indicazioni può nascondere delle insidie però…

“Sì – aggiunge Lisi – il rispetto meccanico delle linee guida può non essere davvero efficace per l’accessibilità del sito web. Al riscontro oggettivo delle WCAG bisogna aggiungere verifiche soggettive che controllino in pratica l’usabilità del sito e la sua funzionalità per tutte le fasce di utenza”.

Creare un sito internet davvero accessibile richiede da subito un approccio programmatico, ma consente risparmi importanti rispetto all’intervento in un secondo momento (remediation). Ci sono altri aspetti da tenere in considerazione?

“La progettazione universale è un banco di prova per i diritti e la cittadinanza digitale – sottolinea De Rosa - Impone di immaginare il testo di un sito web in maniera sequenziale, impone anche determinate logiche semantiche. Solo così si può rendere davvero funzionale l’approccio uditivo o tattile che avviene per esempio con uno screen reader o con un display in Braille per non vedenti. Immaginare l’accessibilità per questi dispositivi significa pensare il sito internet in una logica diversa e non impone affatto di sacrificare - come si è detto in passato - l’estetica o la fruibilità generale del sito, anzi”.

Come è cambiato in questi anni il rapporto di chi ha un deficit visivo con la tecnologia? Riscontrate delle differenze territoriali sul suolo nazionale? Delle divergenze nell’approccio delle varie generazioni?

“La tecnologia è sempre più un ponte verso servizi e opportunità indispensabili, ma ci sono anche insidie e nuove barriere– ci spiega Lisi – Noi abbiamo contribuito all’elaborazione delle nuove norme UNI/PdR 183 che fissano requisiti di accessibilità e usabilità per gli elettrodomestici: se fossero adottate, costituirebbero un passo avanti importante, un progresso civile. 
Oggi per chi ha un deficit visivo un fornello a induzione è quasi sempre inutilizzabile, così come una lavagna LIM in una classe elementare. 
Quanto alle differenze sul territorio o fra le generazioni, abbiamo notato che conta molto di più l’approccio o la curiosità della singola persona. 
Sapere usare i dispositivi è indispensabile, ma c’è chi entra subito in sintonia con le nuove opportunità tecnologiche. La Fondazione dell’Istituto Ciechi di Milano si interfaccia con numerosi stakeholder, con la domanda di formazione degli studenti e degli adulti, con la richiesta di strumenti di accesso al lavoro e ai servizi, con le istituzioni che progettano risposte e adottano standard e norme. In questo contesto, anche l’accessibilità sul web ai servizi è imprescindibile”.

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